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venerdì 12 marzo 2010

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Il Progetto Riduci
 

PROGETTO GENERALE PER LA COSTITUZIONE DI UN CENTRO INTEGRATO PER LA FAMIGLIA
Sommario

1. PRESENTAZIONE DELL’ENTE E DEI LUOGHI DI INTERVENTO.
2. PRESUPPOSTI E BASI VALORIALI.
3. IL SIGNIFICATO DI UN CENTRO PER LA FAMIGLIA INTEGRATO.
4. L’ESPRESSIONE ED I CONTENUTI DEL PROGETTO.
5. METODOLOGIA.
6. DIMENSIONE GESTIONALE ED ECONOMICA DELL’INTERVENTO. – omissis-

Abbiamo tutti qualcosa in Comune,cioè un bisogno immenso d’intimità.
L’intimità è qualcosa di sacro.
(Lobonfu Somè)


CAPITOLO 1
PRESENTAZIONE DELL’ENTE E DEI LUOGHI DI INTERVENTO

Il progetto nasce dall’incontro di una serie di persone, che per scelte di vita, orientamenti personali e professionali hanno ritenuto di guardare alla fragilità umana nelle sue multiformi espressioni, nella certezza che la debolezza possa essere una risorsa per le persone stesse che la manifestano , nell’ipotesi in cui la società civile  se ne assume responsabilmente il carico al fine di ricostruire un percorso di avvicinamento a quella dignità che compete ad ogni essere umano, diritto, fondamentale, naturale ed inviolabile, prima ancora di essere sancito come diritto codificato. L’associazione denominatasi “Casa degli Angeli Onlus” è stata formalmente costituita in data 01 giugno 2006, così come si evince dall’atto costitutivo e dallo statuto che in copia in un unico fascicolo si allega sotto la lettera “A”. L’associazione stessa non è espressione della Piccola Casa, ma si è proposta alla Piccola Casa sottoponendo alla direzione della stessa, un possibile progetto di intervento nell’interesse della famiglia e di coloro che manifestano debolezze nella nostra società, con particolare riguardo ai minori, alle madri e alle donne. Il Progetto nasce dunque da un incontro di due istanze, quella di alcuni uomini e donne che operano nella società civile quali cittadini impegnati ed attenti ai disagi umani e quella della Piccola Casa della Divina Provvidenza che nella sua storia ed identità funzionale esprime lo Spirito di Famiglia, famiglia intesa quale luogo di comprensione, accettazione, luogo di incontro, di sostegno, di amore, di crescita ed armonizzazione delle contrapposizioni connaturali ad ogni rapporto. Tali due istanze, divenute luogo di incontro, hanno determinato la maturazione di un pensiero che si protende verso la realtà sociale in modo dinamico ed aperto, con l’obiettivo preciso di non relegare la fragilità umana in un luogo, ma di aprire la proposizione dell’intervento al territorio ed alla società in genere, che per sua natura è variegata e composita, articolata e complessa, ricolma di ombre e di aperture, indifferente e restia, inerte ma al contempo attiva e frenetica. In altri termini l’associazione è mossa dal convincimento che l’uomo deve essere incontrato e compreso nella sua realtà e non attraverso e nell’ambito di categorie e procedimenti semplificanti e spesso alienanti. Visto il progetto, la Piccola Casa, si è determinata a concedere a titolo di comodato gratuito l’intero complesso ubicato in Pianezza via Maiolo 5. La struttura di Pianezza, che si esprime in 2900 mq circa, è destinata ad accogliere l’intero progetto del “Centro integrato per la Famiglia” nel contenuto che si andrà ad esporre nei capitoli a seguire. Riteniamo che la storia della struttura merita di essere ricordata brevemente perché segna la matrice del nostro progetto. La Piccola Casa della Divina Provvidenza in origine intervenne sul territorio di Pianezza perché ad essa si rivolse la baronessa D. Negrone vedova Comissetti, con il desiderio di affidare alla stessa, l’educazione dei bambini poveri del territorio con l’apertura dell’asilo: lo statuto dell’istituzione esprimeva tra le sue finalità “…..raccogliere, custodire, educare ed istruire i bambini poveri di ambo i sessi di Pianezza….” e questo nel 1883. Seguì la scuola elementare con la presenza delle suore del Cottolengo dal 1884 al 1976, anno in cui proseguì la sola attività della scuola elementare e non dell’asilo, per effetto del ridimensionamento in atto nella congregazione. La stessa Baronessa realizzò poi, adiacente alle scuole, la casa di riposo, oggi data in comodato gratuito, che venne ristrutturata con l’intervento economico della Contessa Forzani-Diverio in memoria della propria sorella. Un connubio quindi di interventi a favore dei fanciulli e degli anziani, soggetti che per loro costituzione, proprio nella nostra società, continuano ad essere parti spesso vessate, maltrattate e non assistite nel dipanarsi di una vita sovente allontanata da ogni forma di dignità, in uno scenario che si presenta povero di valori, di punti di riferimento e di sostegno.
In questa storia si incastona il progetto di intervento nella nostra società cui siamo stati chiamati. La famiglia è il cuore del progetto, nella famiglia ritroviamo i genitori, i figli e l’anziano. L’associazione dunque si identifica e si cala in una storia per rigenerarne l’impulso alla luce di quelle necessità che la famiglia oggi rappresenta, retta dall’intendimento di creare un luogo aperto e dinamico rispetto alla società nella certezza che ogni essere umano è chiamato per sua costituzione a farne parte integrante, attiva e positiva. La società dunque quale laboratorio e fucina di crescita e di creazione di opportunità per ogni situazione in cui gli esseri umani si vengono a trovare.
L’intervento in progetto anche nella sua storia d’origine mette in luce la dimensione materna della vita di relazione, connotando la capacità di accoglienza, di ascolto e di trasformazione, non tralasciando la dimensione e la caratteristica di chi genera su qualsiasi piano dell’esistere. Un ulteriore connotazione al progetto è che nasce dedicato a Rebecca Reale , che ha lasciato questa terra nel 2006, Rebecca (in ebraico “colei che getta la rete per unire i fratelli”) è un ulteriore rappresentazione del contenuto dell’intervento progettato, un percorso verso l’unità  e la reale integrazione in una società poliedrica ed in continua metamorfosi.


L’universo non è né passivo né statico,ma un insieme dinamico
il cui equilibrio dipende dall’opposizione di elementi contrari ed abbinati.
(Tradizione orale africana)

CAPITOLO 2
PRESUPPOSTI E BASI VALORIALI

Il principio cardine a cui si ispira l’intervento è la “centralità della persona”, che si caratterizza nell’espresso convincimento che ogni essere umano è portatore di interessi e stati che lo rendono unico e specificatamente irripetibile nel suo genere, e questo contro ogni forma di totalitarismo anche e soprattutto etico, intellettuale, scientifico, religioso, politico, filosofico. L’espressione può apparire forte, ma diviene d’obbligo, quando guardiamo l’uomo e soprattutto l’uomo nell’espressione delle sue fragilità e sofferenze. Pur se l’associazione è di ispirazione cristiana, non vogliamo tralasciare che la cristianità è per noi, e questo lo sottolineiamo, profondamente umana, pertanto il valore cardine della “centralità della persona” diviene espressione che rievoca e richiama i concetti di accoglienza e di ascolto, che in quanto tali non possono escludere nessuno, qualunque sia la provenienza, la fede, l’orientamento politico, filosofico, l’etnia, il sesso e l’appartenenza a classi e categorie sociali, che per quanto rifiutate dal buon senso comune, sono ancora una realtà che trasuda dalle piccole coscienze che spesso fanno la nostra società. Quanto espresso rievoca il termine laicità e come esprime Enzo Bianchi : “La laicità non è laicismo!.... essa non è altro che il rispetto di tutte le fedi da parte dello stato che assicura il libero esercizio delle attività cultuali, spirituali, culturali e caritative delle diverse comunità ….in una società pluralista la laicità è un luogo di comunicazione… di garanzia per l’espressione delle diverse componenti della società, non un luogo che vuole contenerle o reprimerle”.  Prosegue il priore di Bose: “i cristiani non devono imboccare vie apologetiche né assumere atteggiamenti difensivi o, peggio ancora, aggressivi, ma devono saper creare spazi di vita e di accoglienza in vista della edificazione di una polis non semplicemente multiculturale e multireligiosa, ma interculturale e interreligiosa……. creando case e scuole di comunione per tutti gli uomini..”. 
Non dunque la creazione di un luogo in cui si impone una verità , ma un luogo in cui l’uomo trova terreno fertile per la propria edificazione e per l’avvicinamento al proprio profondo, alla propria natura più intima e personale, dove può essere aiutato ad incontrare sé stesso, in una completa accettazione e comprensione delle proprie ferite ed al contempo delle proprie fondamentali risorse. Siamo sollecitati dall’idea che la novità e la ricerca dell’umanità non ci indispongano, “….ma non dimentichiamo che si sceglie di ospitare chi sopraggiunge prima ancora di conoscerlo, prima di valutarlo, prima di discernere perché è venuto. La sua presenza è comunque sempre occasione, tempo favorevole, opportunità per vivere il mistero fecondo dell’accoglienza, del riconoscerci capaci di accogliere e della radice di questa capacità: l’essere stati un giorno a nostra volta accolti, accettati per il fatto stesso di essere venuti all’esistenza. E il saluto di benvenuto introduce l’ospite non solo nella casa, ma nello spazio privilegiato dell’accoglienza: l’ascolto. Si tratta di ascoltare innanzitutto la presenza dell’altro, prima ancora delle sue parole, e cercare di percepire qual è il suo bisogno .” Accoglienza ed ascolto, implicano e presuppongono un altro valore di riferimento la “comunicazione sincera”, che deve necessariamente intercorrere in una qualsiasi relazione umana ed a maggior ragione nell’ambito di una relazione d’aiuto, dove a guidare la conversazione è l’uomo sofferente, colui che chiede di essere ascoltato, non perché formula una domanda verbale, ma perché le sue sofferenze sono l’interrogativo più forte e sconcertante che scuote il sonno dell’umanità dormiente, che si appaga di quelle certezze fatte di approssimazione, di compiacenza, di arrogante presunzione, di poca conoscenza e coscienza. La sofferenza di ogni uomo è un interrogativo al quale non intendiamo sottrarci, la relazione con l’altro è inevitabile se vogliamo conoscere la vita ed incontrare creativamente la nostra vita profonda.
“L’incontro non sempre sarà abitato da parole e si esprimerà in un colloquio, ma l’ascolto richiede attenzione anche al linguaggio del corpo, ai lineamenti del viso, agli sguardi: il corpo, infatti è trasparenza delle emozioni, soprattutto quando ci si trova in situazioni di debolezza e di sofferenza, e chi ha praticato l’accompagnamento di malati conosce l’intensità di comunicazione che può essere raggiunta da uno sguardo o da un contatto tattile. Conoscere le proprie facoltà sensoriali, le proprie capacità mentali, la propria intelligenza e la propria volontà, deve andare di pari passo con la conoscenza dei propri limiti e delle proprie debolezze e fragilità, che divengono anche l’umile coscienza dei limiti del proprio accompagnamento: conoscendo i nostri limiti sapremo di non essere onnipotenti, di non poter seguire tutti i – sofferenti -, e sapremo soprattutto quali sono le nostre deficienze in quelle relazioni in cui ci impegneremo. Inoltre, nella coscienza della propria reale debolezza ci si situa nella propria intima verità...” .
Accoglienza, ascolto e comunicazione, rivitalizzano la portata essenziale della – parola -, dell’uso della parola, quale veicolo, per condurre ciò che il cuore umano coltiva e di cui è portatore. Riteniamo che la parola sia un valore da recuperare, perché ha in sé una sua funzione ed un forza, capace di rievocare e dare vita. Il rispetto della parola è assolutamente presupposto per il rispetto dell’uomo. La parola è testimone dell’essere, non possiamo dunque non rispettarne la sacralità, se vogliamo che l’espressione “centralità della persona”, acquisisca una reale e concreta portata e non sia uno dei tanti abusi “tratti dalle discariche dell’intelligenza”  .
Quanto emerso ha determinato altresì l’essenzialità del dedicarci alla ricerca ed allo studio, ritenendo che una azione non possa prescindere da una reale e rigorosa conoscenza della realtà umana e pertanto il centro integrato per la famiglia non può non vedere la contestuale nascita di un centro studi permanente, sulla famiglia e sull’educazione. Quanto sopra espresso può dar peso e significato alla parola carità, in quanto “la carità ...deve venir praticata secondo quattro diverse modalità, che devono essere simultanee se si vuole che l’azione sia integrale e davvero efficace. Voglio dire che nessuna forma di carità è completa se non è al tempo stesso materiale, intellettuale, spirituale e morale, e soprattutto amorevole, poiché la vera essenza della carità è l’amore”.


Quando si è profondamente radicati, si è pronti a tutte le aperture ...
Porosi a tutti i soffi del mondo.
(Joseph Ki-Zerbo)

CAPITOLO 3
IL SIGNIFICATO DI UN CENTRO PER LA FAMIGLIA INTEGRATO

Come sopra precisato il centro per la famiglia integrato trova le sue radici e fondamenta nella prospettiva di creare un luogo capace di dare delle risposte concrete e dinamiche rispetto alle situazioni in cui minori, madri e loro figli, nonché donne maltrattate non vengano solo accolti, ma anche e soprattutto trovino una reale risorsa e forza per reinserirsi dignitosamente nel tessuto della vita di relazione in un percorso di autonomia e di educazione alla vita libera e responsabile. Ritenendo che la famiglia sia il contesto naturale dove una persona possa maturare e crescere al fine di diventare membro attivo della comunità sociale, abbiamo pensato alle tre realtà di accoglienza come parte di un progetto che volge la propria attenzione alla famiglia. 
Il contesto dovrà dunque manifestare concretamente la dinamicità e lo spirito di accoglienza che ogni famiglia sana genera e quindi il centro dovrà accogliere tutte quelle attività che meglio possono garantire il raggiungimento degli obbiettivi che ci siamo proposti. Se per i minori, la comunità è, e deve essere, un passaggio intermedio e di breve durata, propedeutico all’inserimento in un nucleo familiare (quello d’origine o altro), per le donne accolte, il centro dovrà essere una reale occasione di reinserimento nella realtà sociale con una dignità riscoperta e valorizzata, quindi in altri termini dovrà consentire:
1.  la riscoperta di sé e delle proprie possibilità attraverso la comprensione delle proprie ferite;
2. l’acquisizione e il recupero di competenze personali e professionali;
3. l’inserimento in percorsi lavorativi guidati all’interno della struttura;
4. l’inserimento in percorsi lavorativi guidati fuori dalla struttura;
5. la piena autonomia con verifica della stessa a domicilio.

Il centro sarà caratterizzato poi da una concreta apertura al territorio,  quello di Pianezza, ma certamente anche quello regionale, con l’intendimento di individuare un profilo organizzativo, gestionale e metodologico e finalisticamente orientato, tale da divenire modello di riferimento. In altri termini è nel progetto pensare al reale inserimento, delle donne che troveranno accoglienza, in attività lavorative di interesse per il  territorio, soprattutto in ragione di bisogni che la popolazione anziana può incontrare, coltivando e rispettando una effettiva tutela della domiciliarità anche nella sua valenza sociale di risorsa. Il centro dunque sarà per il territorio e per i bisogni che la popolazione esprime una risorsa, ma al contempo anche il territorio diverrà per il centro una risposta ed una risorsa, tutto nell’ambito di progetti personalizzati che tengano conto delle diverse prospettive ed esigenze.
Il centro sarà, dunque, una realtà aperta al territorio in un rapporto di sostentamento reciproco, non solo lavorativo e di servizio alla persona, ma anche formativo, ludico-ricreativo, ludico-terapeutico, di ascolto, di cura, di supporto, di consulenza, di socializzazione e culturale, in ragione di tutti quei bisogni che la famiglia esprime.
E’ opportuno precisare che quando parliamo di famiglia non ci limitiamo all’idea ed alla realtà della famiglia che presenta punti di crisi o di patologia, ma pensiamo alla famiglia in tutte le sue espressioni e quindi a tutti i nuclei familiari che possono trovare nel centro, occasioni di incontro, di attività, di studio, di confronto, di supporto e di collaborazione, anche qui, il centro risorsa per la famiglia e la famiglia risorsa per il centro.
Il centro inoltre sarà caratterizzato dall’integrazione con gli operatori del territorio che istituzionalmente si occupano della famiglia (servizi sanitari, sociali e scuola), mediante attività concordate e mirate a bisogni specifici individuati dagli stessi come istanze della collettività. 
Questo terzo capitolo può essere ben espresso dal pensiero di Amadou Hampatè Bà “Tutto è connesso, tutto è vivo, tutto è interdipendente”.
Non si esclude, in altri termini, la possibilità di concepire forme di produzione autonoma, sia nei sistemi organizzativi che lavorativi, quindi forme di autosostentamento del centro mediante creazione di servizi, non escludendo anche attività produttive (per esempio il laboratorio del cioccolato), che siano al contempo formativi e di avviamento ad attività lavorative per le ospiti.
Una vera e propria forma di “progettazione dialogica”  con quello che la società ed i sistemi organizzativi sociali prospettano e suggeriscono.


Nessuno di noi si è alzato con la sola forza del proprio polso.
Ce l’abbiamo fatta perché qualcuno si è chinato ad aiutarci.
(Thurgood Marschall)

CAPITOLO 4
L’ESPRESSIONE ED I CONTENUTI DEL PROGETTO

Centro per la famiglia

Il centro, si propone nell’interesse della famiglia in tutti i suoi aspetti e non solo quelli di natura patologica e di crisi, ma quale luogo in cui si sostiene la famiglia come valore di riferimento, articolando programmi di educazione alla stessa.
Il centro si caratterizzerà quale:
- punto di riferimento per il territorio piemontese per l’attività di studio e ricerca sulla famiglia, sulla genitorialità e sull’educazione dell’uomo nelle sue diverse fasi e periodi della vita, fermo il principio che siamo chiamati e destinati all’evoluzione permanente ed integrale, il tutto nell’ottica di promuovere la famiglia quale società naturale, fondamentale per rinnovare l’umanità, garantendo una crescita equilibrata degli esseri umani;
- luogo in cui concretamente si esplicano servizi a sostegno della famiglia e dei suoi componenti.

Il centro per la famiglia è stato pensato configurando diverse aree di intervento: area studio e formazione, area prevenzione, area di accompagnamento e area di cura che troveranno la loro esplicitazione in alcuni servizi e nella realizzazione di laboratori aperti anch’essi al territorio e alle persone residenti presso il Centro.

AREA STUDIO E FORMAZIONE

Centro studi e laboratorio di ricerca permanente sulla famiglia e sull’educazione che divenga luogo di raccolta di materiale e documentazione al riguardo, occasione di capitalizzazione dell’esperienza e della prassi, che permetta di affiancare all’informazione ed all’aggiornamento, le riflessioni, le elaborazioni ed i dati che possono emergere nelle diverse occasioni di incontro, sia con i casi concreti che in eventuali seminari che potranno essere organizzati periodicamente. Il centro studi potrà anche attuare un coordinamento culturale con le Associazioni e gli Enti del territorio che studiano e operano a vari livelli nell’interesse della famiglia nei suoi diversi aspetti. Promuove iniziative formative, di incontro e di studio, almeno con cadenza annuale, da cui far derivare pubblicazioni di riferimento in materia. Le attività formative potranno essere attuate a più livelli, non solo scientifico, ma anche e soprattutto divulgativo per diffondere una reale cultura della famiglia così da costituire un orientamento al benessere familiare. L’attività di formazione potrà poi essere diretta a tutti coloro che operano professionalmente in contatto con le famiglie: religiosi, educatori, insegnanti, psicologi, pedagogisti, assistenti sociali ed operatori del settore….
Nell’ambito del centro studi sarà parte integrante dello stesso la realizzazione di una biblioteca che porterà la denominazione di “biblioteca dinamica”. La biblioteca non sarà solo la raccolta orientata di testi di riferimento sui temi: educazione – pedagogia, psicologia, analisi e psicoterapia, spiritualità in chiave ecumenica ed interreligiosa, diritto di famiglia, sociologia, medicina e sistemi di cure alternative, fiabe, favole e narrativa mondiale di riferimento per l’attività ludico e ricreativa, arti e mestieri, ma la dinamicità diverrà l’elemento fondante. Il rapporto con il libro verrà sollecitato mediante iniziative dirette alla educazione alla lettura in occasione delle quali verranno organizzati incontri di commento e di presentazione di opere e pubblicazioni, anche con gli autori, ed aperti alla cittadinanza, indicendo eventualmente concorsi letterari a tema. 
Parte del progetto centro studi è la creazione di uno spazio dedicato all’ascolto musicale aperto alla cittadinanza e agli ospiti: il progetto “Educazione all’Ascolto” si allega sotto la lettera “B”.
Il centro vedrà altresì la possibilità di ospitare docenti, esperti e studenti delle materie indicate, anche provenienti da altre regioni italiane e dall’estero con spazi dedicati alla foresteria. All’interno della struttura vi sarà la possibilità di accogliere tirocini e promuovendosi in qualità di tutor per diverse facoltà(psicologia, scienze dell’educazione, assistenti sociali). I progetti interni alla Casa degli Angeli per la tipologia degli ospiti, per l’articolazione delle attività e per l’attenzione posta alla cura ed alla reintegrazione sociale possono divenire osservatorio privilegiato e spunto di ricerca.


AREA PREVENZIONE

Preparazione e sostegno alla vita di coppia, diffondendo informazioni e strumenti per la conoscenza delle dinamiche relazionali, affinché si offrano elementi e spunti di ausilio alla vita di coppia nel suo percorso storico e di sviluppo e quindi nelle diverse fasi di età con particolare attenzione alla comunicazione, agli stili di vita personali ed alle relazioni con il mondo esterno alla coppia (famiglia di origine, gruppi di appartenenza, lavoro, interessi ludico-ricreativi…). In tale area di intervento potranno essere strutturati laboratori dedicati ad attività specifiche che nascono da puntuali richieste del territorio.
- attività di psicomotricità 
- spazio di ascolto per adolescenti
- spazio di ascolto giovani coppie
- centri aggregativi per anziani


AREA DI ACCOMPAGNAMENTO

Luogo di confronto per la gestione e soluzione delle difficoltà della vita familiare e sociale in genere, con l’obiettivo di attuare un percorso di comprensione ed attuazione del proprio progetto di vita personale e di coppia. L’accompagnamento rivolto a genitori naturali, affidatari, adottivi, separati e famiglie ricostruite ed ai loro figli anche con riferimento alla fase di orientamento allo studio ed inserimento nel mondo del lavoro, sarà attuato con l’ausilio di diverse figure professionali appartenenti alle varie competenze (psicologo, medico, pedagogista, legale…..). Le diverse competenze saranno chiamate ad intervenire in modo coordinato ed eticamente orientato, nel rispetto dell’autonomia e libertà che competono ad ogni essere umano responsabile.

 

AREA DI CURA

Luogo dove offrire supporto alle crisi relazionali e delle dinamiche endofamiliari, con la strutturazione di una equipe multiprofessionale. Creazioni di spazi di natura terapeutica rivolti all’infanzia, alla vita adulta attraverso il supporto di professionalità quali la pediatria, la psicoterapia e la psichiatria. Il servizio comprenderà la strutturazione di uno spazio dedicato alla mediazione, per l’ausilio nelle diverse fasi della crisi relazionale, con riferimento alla coppia, alla famiglia allargata e tra genitori e figli. 
Non si trascurerà l’attenzione agli operatori che esercitano la propria attività nelle tipiche professioni d’aiuto.

SERVIZI E LABORATORI


Servizi
Gli ausili alla famiglia, che potranno essere utilizzati sia da persone esterne che dalle residenti, studiati per essere risorse, attività di inserimento sociale, strumenti culturali, autonomia lavorativa nel migliorare la qualità di vita, comprenderanno la realizzazione di:

- un nido  flessibile fruibile sia dal territorio in convenzione comunale sia dagli ospiti residenti;
- centri ludico ricreativi e formativi  per fanciulli e adolescenti;
- corsi di massaggi neonatali .

Luogo neutro
Tra i Servizi offerti il Luogo neutro è uno spazio dedicato ad accogliere momenti d’incontro tra i minori inseriti presso la Comunità Casa degli Angeli o in altre comunità e/o presso le famiglie affidatarie ed i genitori naturali. Detti incontri saranno regolamentati dall’Autorità Giudiziaria e/o dai Servizi competenti.
Tale spazio, strutturato anche con uno specchio unidirezionale, al fine di favorire osservazioni e monitoraggio, è indispensabile che possa rispondere alle esigenze delle diverse fasce di età, con soluzioni di accoglienza idonee a creare un buon clima per gli incontri.
Si realizzerà un angolo dedicato ai bimbi molto piccoli, strutturato con giochi che stimolino l’area senso-percettiva, materiale morbido e colorato, tale da sollecitare l’attenzione del bambino e facilitare la relazione familiare, favorita e mediata dalla presenza dell’operatore. Un angolo per la lettura, i giochi da tavolo, materiale per disegnare e colorare, spazio musica, il tutto indicato per bimbi in età di latenza e pubertà. Verrà strutturato un “salottino”, con angolo cottura che permetta di preparare un semplice pasto, o una merenda tale da ricreare, quanto possibile un ambiente familiare e favorire la relazione.
Si evidenzia che, la figura dell’educatore non deve necessariamente essere neutrale. Nelle situazioni in cui, superata la fase di osservazione con funzione valutativa, e data l’indicazione di sostenere la continuità degli incontri, ci si adopererà perché l’intervento educativo possa essere di stimolo e sostegno al nucleo familiare per la crescita ed il consolidamento del rapporto. E’ indispensabile che gli educatori preposti ai luoghi neutri abbiano congrui strumenti di decodificazione e pongano attenzione a non invadere e/o supplire i parenti nella relazione stessa.
Il servizio del “luogo neutro” si colloca, inoltre, come risorsa per il territorio di appartenenza della struttura e per altri territori limitrofi che necessitino di un ambito strutturato per gli incontri fra minori e le famiglie d’origine. 
Sarà prioritario per l’Associazione avvalersi di personale competente e qualificato. Ci sembra importante prevedere che il personale preposto al luogo neutro, garantisca una presenza costante del medesimo educatore per il medesimo nucleo familiare, il cambiamento frequente degli educatori può essere vissuto come disorientante sia dai minori sia dal nucleo, inoltre il susseguirsi di figure diverse può inficiare l’instaurarsi di un auspicabile rapporto di fiducia con le famiglie, tale che la funzione dell’educatore amplifichi e sostenga la genitorialità e non la inibisca.
Obiettivi:
- l’osservazione della relazioni parentali,
- la rilevazione degli elementi positivi,delle criticità e degli spazi che consentono un evoluzione relazionale,
- lo stimolo e l’ampliamento delle potenzialità affettive presenti nei nuclei familiari, porgendosi come accompagnatori dello scambio affettivo.

Laboratori
Promossi dal Centro Famiglia e funzionali al raggiungimento degli obiettivi di ogni singola comunità, ma anche risorsa per il territorio, riteniamo siano i seguenti laboratori previsti all’interno della struttura di Pianezza:

- laboratori creativo-espressivi, che favoriscano il fluire degli aspetti artistici, ma anche la concentrazione e l’attenzione spesso discontinui in persone che hanno subito dei traumi;
- un laboratorio di cioccolato. Il progetto “CIOCCOLATO & MANUALITA’” si allega sotto la lettera “C”;
- un corso di alfabetizzazione, a cui potranno partecipare extracomunitari presenti sul territorio che ancora non hanno sufficientemente acquisito competenza linguistica e ospiti che presentino difficoltà similari;
- un corso informatico di base, come strumento di orientamento, formazione ed informazione nella realtà attuale;
- una scuola di acconciature, che potrà rappresentare la possibilità di acquisire un attestato sia per le ospiti delle strutture sia per la popolazione esterna. Questa ipotesi si colloca anche come iniziativa di contrasto alla dispersione scolastica del territorio. Può inoltre divenire un servizio a cui la popolazione può accedere, connotandosi come attività redditizia per le persone che la esplicheranno;
- un’attività di tinto-stireria e piccola sartoria, anche questa iniziativa volta a costituire una possibilità concreta di acquisizione di competenze che possono preludere ad una attività lavorativa ed a un servizio rivolto all’esterno;
- un laboratorio di cucina e servizio catering rivolto alle donne ospiti a Pianezza ed eventualmente anche aperto a persone esterne, avrebbe come prima finalità quella di consentire:
- la crescita dell’autonomia,
- ampliare la capacità nell’accudimento dei bimbi,
- l’acquisizione di competenze. 
Inoltre potrebbe rappresentare un ricco scambio culturale, poiché è facile prevedere la presenza di una realtà multietnica.

L’avvio del laboratorio di cucina, almeno inizialmente, collegato alla normale preparazione dei cibi per il nido e le comunità, può preludere, per alcune delle ospiti, ad una dimensione lavorativa nella strutturazione di un’attività di catering indirizzata all’esterno, per esempio per la preparazione e la consegna a domicilio dei pasti per gli anziani che ne presentassero l’esigenza.

Comunità e centro di accoglienza

A complemento ed integrazione essenziale ed imprescindibile di quanto sopra indicato è nostro preciso obiettivo realizzare un centro di accoglienza e sostegno per minori abbandonati o che vengono allontanati dalla famiglia di origine a seguito di maltrattamenti, un centro di accoglienza per donne maltrattate e un centro per madri e figli che vivono situazioni problematiche caratterizzandosi in via principale per l’aiuto e sostegno, anche psicologico ed educativo. L’attività si dovrà caratterizzare per la sua dinamicità diretta al corretto reinserimento della famiglia (madre-figlio) accolta, sia in via temporanea nel centro, sia nel corso di inserimenti di gruppi famiglia e comunità alloggio. Pertanto l’attività non esprimerà solo l’intervento meramente assistenziale, ma soprattutto educativo, con l’obiettivo di consentire un percorso verso la completa ed idonea genitorialità nel rispetto del nucleo familiare, della sua unione e nella sua tipicità che lo caratterizza. Il sostegno dovrà essere realizzato non solo in ragione delle attività di accoglienza, quindi non solo con valenza interna, ma anche esterna, mediante servizi ed interventi domiciliari di vario tipo e livello, sia economico-lavorativo, sia di ausilio nella gestione domestica, sia mediante supporto educativo, psicologico e sanitario, in considerazione dei bisogni della madre e del bambino, il tutto sempre sulla base e presupposto di un progetto personalizzato. Quanto sopra in osservanza delle leggi in materia ed in particolar modo del decreto della Giunta Regionale numero 127/4470 con cui sono stati approvati i criteri di trasferimento delle competenze previsti dall’articolo 5 comma 4 della Legge Reg. 8 gennaio 2004, numero 1. Riteniamo che l’attività sia espressione tangibile del diritto alla vita di cui spesso molte donne vengono private. Una difesa della maternità come espressione della vita che genera per sé, per il proprio figlio e per l’umanità intera. Il diritto alla vita nono solo quale diritto ad esistere, ma a vivere dignitosamente e quindi in un contesto in cui madre e figlio possono comunicare e crescere convogliando le proprie energie nel proprio sviluppo armonico ed integrale . Ogni donna può essere madre, come lo può ogni uomo, senza escludere in alcun modo anche i religiosi e coloro che non hanno figli, perché ogni individuo può essere espressione di misericordia, dolcezza, cura e calore oltre ad esprimere quella forza generatrice e creatrice.
Nella creazione del centro di accoglienza tutta l’attività del centro per la famiglia potrà essere di supporto essenziale.


Presentazione area residenziale

Con la progettualità che segue, l’Associazione Casa degli Angeli riconosce alcune fragilità e solitudini emergenti, per le quali sono necessarie risposte articolate che vadano a risolvere da una parte l’isolamento, l’emarginazione, l’impossibilità di esprimere la propria esistenza, dall’altra vadano a consentire la strutturazione della personalità, attraverso la cura, i percorsi di autonomia, i processi d’integrazione, in modo tale da divenire strumenti di crescita.
Il progetto in esposizione investe aree diverse fra loro, fasce di popolazione apparentemente separate, normalmente non comunicanti e che sembrano esprimere bisogni molto diversi.
Il progetto si compone una dimensione assiduamente dialogante fra l’interno e l’esterno e viceversa, tale da consentire scambio, conoscenza, opportunità. Questo concetto per noi fondamentale si esplicherà attraverso una costellazione di iniziative che prevedono la partecipazione contemporanea di persone che risiedono presso le diverse Comunità e la popolazione del territorio.


Comunità madre-bambino

Ogni inserimento sarà sancito e regolamentato dall’Autorità Giudiziaria e dai Servizi di territorio.
Le donne che accederanno alla comunità sono persone che possono richiedere, attraverso i Servizi Sociali ed avvallato dall’Autorità Giudiziaria, l’inserimento perché sentito come ambito di protezione per sè stesse e per i loro bambini (es: condizioni di maltrattamento e violenza intra- familiare ,condizioni di nuova povertà…), altrimenti sono donne per le quali l’Autorità Giudiziaria ha previsto un percorso con i figli, in modo tale da verificare le effettive risorse genitoriali e poter formulare un progetto per il futuro.
Ogni inserimento, non potrà prescindere dalla volontaria scelta attuata dalle madri di permanere presso la Comunità. Nell’eventualità in cui le madri non riescano, nonostante i supporti educativi e psicologici, a sostenere il ruolo genitoriale, l’interesse dei minori non può che essere prioritario.    
Nell’ipotesi che si avvii un percorso e che successivamente questo venga interrotto dall’adulto di riferimento, i minori rimasti soli permarranno presso la struttura, quest’ultima dovrà concertare con i Servizi Sociali e l’Autorità Giudiziaria una nuova ed adeguata collocazione per il/i minore/i. La Comunità s’impegna a proseguire l’ospitalità nei confronti dei minori sino alla formulazione di un nuovo progetto.
Le ospiti si troveranno prevalentemente in attesa di un provvedimento giudiziario, in una dimensione, raramente sperimentata in precedenza: intimità con i figli e condivisione della quotidianità con un gruppo. Molta attenzione sarà posta al dipanarsi della relazione con i bambini ed alle potenzialità che possono emergere sin dal primo periodo di accoglienza.
Le donne che saranno accolte presso la comunità madre-bambino con molta probabilità avranno storie complesse all’interno delle quali saranno frequentemente presenti traumi originati da violenze e abusi.
A tal proposito è indispensabile prevedere supporti terapeutici che:
- consentano l’elaborazione, per quanto possibile, dei traumi subiti;
- sostengano la relazione madre-figlio alimentandone la strutturazione;
- aiutino ad emergere dalla condizione d’isolamento e solitudine che spesso caratterizza l’inserimento in comunità;
- incontrino i differenti bisogni con una diversificazione delle tecniche di approccio comprendenti:
psicoterapia individuale;
psicoterapia di gruppo;
psicoterapia madre e bambino.
Farmacoterapia solo se prevista da uno psichiatra di riferimento.

Gli interventi di cura debbono convergere in un progetto individuale all’interno del quale è indispensabile prevedere un’operatività su piani diversificati, sociale, educativo, terapeutico, l’integrazione dei diversi ambiti d’intervento mira a sostenere e ricostituire un tessuto d’integrità personale e competenza genitoriale tali da modificare positivamente la qualità di vita degli ospiti e creare i presupposti per l’acquisizione di una completa autonomia.
I bambini presenti nella Comunità, a seconda dell’età, saranno inseriti presso il nido interno alla struttura, o negli altri ordini di scuola.
Anche i piccoli ospiti potranno essere supportati con interventi di cura nel rispetto delle esigenze presentate. Per i bimbi più piccoli ci sarà la possibilità di accedere a percorsi di psicomotricità individuale e di piccolo gruppo; per i più grandicelli si prevederanno interventi di psicoterapia individuale e/o con la madre a seconda dei bisogni espressi da ciascuno; si prevede, quando opportuno, un piccolo gruppo di musicoterapia.
Sono offerti laboratori che consentano alle madri di condividere con i figli delle attività ludico-espressive, quali la narrazione, la drammatizzazione, la costruzione di giochi, la danza. Queste proposte sono dirette a facilitare la relazione fra madri e figli, consentono di stare insieme con lievità, favoriscono la regressione ed il riconoscimento delle proprie parti infantili, permettono di sperimentare dimensioni giocose dello stare insieme che esulano dai tanti “doveri” quotidiani, sono momenti fondanti dell’esistenza adulta di cui divengono ricordi positivi e modelli relazionali.
E’ altresì prevista la presenza di mediatori culturali per quelle situazioni che ne richiederanno l’intervento.
Le donne con bambini che accederanno alla comunità, nella maggioranza dei casi, avranno alle spalle famiglie assenti, destrutturate, portatrici di patologie e disagio sociale. Consentire di sperimentare la possibilità di relazioni trans-generazionali aiuterà a modificare i modelli interni, amplificherà la sensibilità, arricchirà le competenze emotive e potrà divenire sostegno della capacità genitoriale.
Alla luce di questo riteniamo una risorsa fondamentale la presenza di persone anziane che instaurando rapporti significativi con i bambini, con i giovani e con le donne contribuiranno a creare sia opportunità di relazione che di vitalità, in una dimensione di reciproco supporto. Non è preventivamente possibile inserire in schemi rigidi questa compresenza, ma la si può pensare molto sfaccettata: dal coadiuvare l’assistenza ai piccoli ospiti nei momenti di malattia, se le mamme non possono assentarsi dal lavoro, al raccontare la vita vissuta o suggerire come tenere in buono stato gli abiti al cambio di stagione o produrre una marmellata.


Casa di accoglienza per donne maltrattate

L’inserimento sarà suggerito prioritariamente dai Servizi Sociali, o richiesto autonomamente dalle persone interessate.
E’ possibile articolare una dimensione di accoglienza e cura molto simile a quella pensata per le ospiti della comunità madri-bambini, con particolare attenzione agli aspetti autolesionistici ed ambivalenti, frequentemente presenti in donne che hanno subito gravi traumi e sono state oggetto di grande disprezzo. Questo, spesso, non ha consentito loro di acquisire una dimensione etica, ed in parte rende comprensibili comportamenti devianti e provocatori. Tali donne necessitano di profonda comprensione, ma anche di limiti molto severi, all’interno dei quali sentirsi valorizzate e contenute. L’assenza dei bambini le priva di un motore propulsivo al cambiamento, pertanto il centro di accoglienza dovrà creare e sollecitare percorsi di autostima, e riconsiderazione delle proprie possibilità.
A differenza delle ospiti della comunità madre –bambino, le situazioni presenti nella casa di accoglienza per sole donne non saranno tutte in ambito di tutela giudiziaria o in fase di procedimento legale, per questo è indispensabile prevedere un’assistenza legale gratuita e continuativa. 
E’ necessario puntualizzare che, normalmente, donne che devono ricorrere ad un tipo di struttura di questo genere hanno subito gravi minacce ed inenarrabili vessazioni, la loro stessa vita può essere in pericolo, ed anche la vita di persone a loro legate. Molte di loro proverranno da ambiti delinquenziali, devianti, socialmente marginali; tutto ciò comporta un approccio consapevole e responsabile della dimensione di rischio che si può presentare.
Per questi motivi le ospiti non apparterranno al territorio in cui è collocata la struttura di accoglienza, la quale fornirà una dimensione di grande segretezza, una copertura solida ed impenetrabile della loro presenza presso il centro, per tutelare l’integrità di ciascuna delle ospiti. E’ facile ipotizzare che le stesse proverranno da ambienti molto diversi fra loro, infatti la violenza sulle donne attraversa in modo trasversale tutte le fasce sociali.
Le donne che verranno ospitate necessiteranno di ricevere molteplici, variegati, approfonditi e costanti supporti terapeutici, poiché sono persone che nella maggioranza dei casi emergono da storie infantili traumatiche e disorientanti, che nella scelta dei partners, facilmente ricercano uomini che possono reiterare modalità violente e strumentali, all’interno delle quali non vi è spazio per il rispetto ed il riconoscimento dell’altro. Frequentemente la posizione assunta nei confronti degli uomini da cui poi fuggono si origina da una relazione di dipendenza antica, ed  inconsapevole. Vi è, inoltre, per molte di queste persone, per tutta la vita, la percezione di essere colpevoli, talvolta anche solo della propria esistenza, ma in quanto ree si origina una posizione all’interno della quale “meritano” costantemente di venire punite. In molti casi, gli strumenti culturali possono essere scarsi ed inesistenti, quindi è facile incontrare donne particolarmente legate ad una lettura concreta e pragmatica della vita, questo rende complesso e difficile operare in modo tale da riconoscere e  scardinare modalità patologiche fortemente strutturate all’interno della loro mente. Per raggiungere questo obiettivo gli strumenti di cura da mettere a disposizione, dovranno avviare ed approfondire la riflessione ma anche rappresentare concretamente delle possibilità di scoprire dimensioni di vita, spesso inesplorate e sconosciute per le donne che si trovano in condizioni di grave maltrattamento. Quanto detto è mirato a costituire o a ricostituire la percezione di sé come individuo degno di amore e rispetto. Diviene indispensabile spostare l’attenzione dal corpo, spesso sovraccaricato di significati e sovra-investito di valenze, per lo più inconsapevoli e porgere la possibilità di guardare e riconoscere le solitudini attraversate, rompendo l’isolamento emarginante che è frequente peculiarità delle donne maltrattate. 
L’indirizzo verso un’attività lavorativa che consenta a ciascuna un’autonomia economica, rientra fra gli obiettivi della casa di accoglienza, per molte donne dovranno essere previsti una serie di obiettivi intermedi e graduali finalizzati all’acquisizione ed al riconoscimento di competenze, anche minime che siano di presupposto per l’inserimento in percorsi istituzionali di competenza dei servizi territoriali.
Un elemento di sostegno è il fare parte di un gruppo all’interno del quale il proprio dolore può essere condiviso e compreso senza ulteriori svalutazioni e colpevolizzazioni, sperimentando, per quanto possibile, una rete di solidarietà che possa accogliere senza giudicare. Si terra conto, nell’intervento della multi-etnicità e multiculturalità delle persone che potranno accedere alla casa di accoglienza, pertanto si ricorrerà alla presenza di mediatori culturali nei percorsi proposti.
In conclusione si assume l’impegno dell’integrazione di diverse professionalità e la ricerca di accordi e collaborazione inter-istituzionali tali da consentire l’ascolto profondo del bisogno offrendo risposte articolate e consone alla complessità del fenomeno della violenza sulle donne, che si vuole contrastare.

CAPITOLO 5
METODOLOGIA

ASPETTI METODOLOGICI GENERALI

Gli interventi sono progettati ed attuati con l’obiettivo di aiutare le persone ad attivare le proprie risorse per superare le difficoltà.
Le tipologie di intervento si collocano nelle seguenti aree:
- Educativa: percorsi volti a sviluppare le potenzialità personali, genitoriali della persona, attraverso forme personalizzate di accompagnamento ed incoraggiamento, rivolte sia agli ospiti delle strutture residenziali sia alla popolazione del territorio. Favorire esperienze che permettano l’autonomia lavorativa e l’inserimento nel mondo del lavoro. Consentire, nei vari ambiti, una presenza inter-generazionale che alimenti lo scambio, la condivisione e che possa assumere, anche se solo parzialmente, una funzione parentale vicariante;
- Terapeutica: interventi volti a sostenere il cambiamento, la riabilitazione ed il reinserimento nel contesto familiare e sociale attraverso l’ opportunità di cura diversificata e continuativa alle persone residenti presso la struttura, a seconda del bisogno presentato da ognuno.


I REQUISITI DEL PERSONALE

Nel Centro integrato per la Famiglia operano tre tipi di professionisti:

•persone con funzione di coordinamento, progettazione e guida, che si occupano di guidare l’organizzazione, nonché di mantenere i contatti con le realtà pubbliche e private che aderiscono;
•personale specializzato, operativo nei singoli Servizi;
•specialisti esterni che intervengono a consulenza su singoli progetti.
Opereranno altresì i volontari associati, che abbiano partecipato ad un adeguato percorso formativo interno, perché riteniamo che anche la risorsa del volontariato non debba essere segnata da scarsa competenza ed approssimazione valoriale di fondo.

Tutti, gestori, operatori e specialisti si riconoscono nei valori guida e nelle metodologie enunciate.


METODOLOGIA PER GLI OPERATORI

Sono previsti alcuni criteri metodologici comuni alle tre strutture residenziali:
- una formazione comune, che precede l’avvio dell’attività comunitaria e che rappresenta per il gruppo di operatori una base di conoscenze condivise su cui fondare l’attività lavorativa. La formazione, preventiva all’operatività diretta, permette di accostarsi al disagio ed alla sofferenza di cui gli ospiti sono portatori con una maggiore disponibilità e competenza, favorisce la creazione di un gruppo di lavoro coeso e motivato, consente una lettura critica e decodificabile di comportamenti che possono presentarsi, in quanto provocatori ed asociali, di difficile comprensione.
- Una continuativa collaborazione con i servizi di riferimento sul territorio.
- Un gruppo di lavoro multiprofessionale che miri a costruire interventi integrati per ambiti e professionalità, ritenendo peculiare su ciascuna situazione un intervento focalizzato su più piani: clinico, educativo, sociale, lavorativo.
- Una supervisione costante e continuativa che sostenga gli operatori nell’affrontare la dimensione del dolore con cui costantemente saranno a contatto.
- Una formazione permanente che alimenti la crescita professionale ed il confluire di sinergie.
- Un diario quotidiano per ciascun ospite, in modo tale da avere le cartelle aggiornate ed una visione, costantemente monitorata, dell’evolversi dei percorsi all’interno della comunità.
- Un confronto regolare con gli altri operatori. L’osservazione e la riflessione del rapporto che unisce le donne presenti con i loro figli, saranno utilizzati come strumento di comprensione delle dinamiche in atto.

PATTO DI COLLABORAZIONE (Metodologia per la relazione con gli Ospiti)

Le Comunità ed il Centro di accoglienza saranno caratterizzate da un’accoglienza calda, affettiva, familiare, tale da favorire un buon holding che consenta di far sperimentare condizioni radicalmente diverse da quelle che hanno originato l’inserimento.
Ogni persona, sia minore sia adulto richiederà un progetto ad personam, concordato fra il gruppo di lavoro della Comunità ed i Servizi Competenti.
Per ciascun ospite sarà valutata la necessità e l’opportunità di poter usufruire di cure psicoterapeutiche, che verranno erogate all’interno della struttura, e saranno diversificate a seconda delle caratteristiche di ciascuno. 
A priori, si può supporre che una persona possa necessitare di più ambiti di cura da percorrere contemporaneamente, quali ad esempio una psicoterapia individuale ed un percorso madre-bambino. Si incontreranno persone molto destabilizzate dalla loro esperienza di vita, con lacerazioni profonde per le quali sarà necessario un investimento terapeutico che riguardi diversi livelli d’integrazione, al fine di favorire il raggiungimento del migliore equilibrio possibile.
Alle ospiti adulte verranno offerti: 
- percorsi di autonomia lavorativa che valorizzino le competenze presenti, e creino i presupposti di sgancio effettivo dalla comunità al momento delle dimissioni.
- laboratori creativo-espressivi, che favoriscano il contatto ed il riconoscimento della realtà interna; la comunicazione emozionale, talvolta inesprimibile con le parole; l’ampliamento dell’attenzione e della concentrazione.

Riteniamo opportuno che le ospiti debbano articolare il loro tempo in modo variegato, a seconda delle possibilità e delle capacità di ciascuna; con l’attenzione ad un ritmo personale, che s’inserisce nei contesti progettuali comunitari e di indirizzo terapeutico ed educativo. Questa sarà la nota caratterizzante ogni intervento di ogni relazione con coloro che entreranno a qualsiasi titolo nel Centro. Il rispetto delle singole individualità e del percorso mirato e specifico di ognuno, evitando ogni forma di appiattimento e di schematizzazione vessatoria dell’interiorità dell’essere umano, questo sarà l’impegno direttivo dell’associazione e di tutti coloro che opereranno nell’ambito del suo intervento, in un ottica di reale servizio all’umano vivere.

I minori inseriti in struttura usufruiranno di tutte quelle cure ed attenzioni che favoriscono una crescita armonica ed equilibrata e che consentono di elaborare e superare le condizioni traumatiche vissute.

VOLONTARIATO E D ACCOGLIENZA FAMILIARE

Un aspetto mortificante, frequente nelle ospiti adulte di entrambe le comunità è l’assenza di legami familiari solidi, sostenenti e costanti nel tempo. Inoltre, queste donne difficilmente dispongono di legami sociali e rapporti amicali veri e consistenti. A questo proposito, verrà resa disponibile una rete di volontari e di famiglie preparate a seguire i percorsi delle ospiti, a dare loro accoglienza ed opportunità di sperimentare ambiti parafamiliari e condizioni sociali di accettazione, comprensione e condivisione. La presenza del volontariato formato, rappresenterà una risorsa importante nel favorire processi di reintegrazione sociale.